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Un O.G.M. chiamato Latino Americano

Written by on 4 giugno 2018

Un O.G.M. chiamato “LATINO AMERICANO”. Scienza applicata ad un fenomeno pop.

Intorno al 2000 esplode in Italia la moda delle danze latino americane e in tutta la penisola gli italiani si divertono a ritmo di salsa, bachata e merengue. Trascinati dalla possibilità di avere un’alternativa alla discoteca, dalla sinuosità dei passi, dal ritmo o dalla semplice voglia di conoscere gente nuova (il ballo di coppia è un ottimo modo per “rompere il ghiaccio”), gli italiani hanno riempito gradualmente le sale e i corsi di ballo, diventando, nel migliore dei casi, dei veri e propri appassionati del genere.

Questo “boom” ha generato reazioni a catena che hanno coinvolto: scuole di ballo, agenzie di eventi, discoteche, alberghi, associazioni, cinema, televisione. Oggi ogni italiano sa cosa siano, almeno a grandi linee, il ballo e la musica latino americani, perché sono entrati ormai nella
nostra cultura pop.

Ma come spesso accade, ciò che diventa pop, tende a perdere il legame con la propria origine, trasformandosi in qualcosa d’altro. Per questo oggi, ciò che si balla nelle sale e viene insegnato ai corsi, la musica che esce dalle casse o che ascoltiamo alla radio, non sono più un frutto così genuino, come quello che avevamo importato dal caribe, ma un o.g.m. davvero curioso.

D’altronde, come potrebbe essere altrimenti? L’elemento costitutivo dell’intera cultura latino americana è proprio la contaminazione. Il mix di forme europee, africane e indigene ha creato l’identità di questi popoli e anche la musica e il ballo hanno seguito la tendenza. Viaggiando poi per tutto il mondo, hanno preso piede nei luoghi più disparati, continuando ad assorbire influenze e a cambiare, sicché da emblema popolare si sono trasformati in musica e
balli pop internazionali.

Oggi tutto questo è nelle mani di consumatori, appassionati, esperti, maestri, divulgatori, studiosi di tutto il mondo. Per comprendere meglio il “fenomeno latino americano” che ha così tanto preso piede, non basta dunque attraversarlo superficialmente, occorre piuttosto osservare, studiare, conoscere le plurime e disparate forme da cui deriva.

Solo così potremmo, noi italiani, godere a pieno di questo ricco frutto esotico, e magari anche trasformarlo creando qualcosa di nuovo, diverso e unico a contatto con la nostra cultura. Ben vengano gli O.G.M. quando sono modificati con perizia scientifica, consapevolezza e organicità. Ma per fare questo occorre sapere qual è l’organismo di partenza, rispettarlo e sapere cosa verrà perso nel momento in cui si opera una trasformazione. Altrimenti andremo a snaturare tutto quanto, magari per rincorrere un vero e proprio business che si è ormai consolidato attorno al settore, sfruttandone la popolarità per fini meramente commerciali.

Luca D’Addino
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